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giovedì 6 ottobre 2016

Il fertility day è passato, ma di cosa si parlava davvero?



Nei giorni in cui usciva la campagna lanciata dal Ministero della Salute, con quei manifesti al sapore di yogurt in scadenza che hanno sollevato molte polemiche, i Giovani Democratici della Toscana hanno detto la loro con ironia e il giusto sdegno, cercando di spostare l’attenzione su altri temi, come la contraccezione, la legge 194 ancora spesso inapplicata e le cause economiche che spingono molti giovani a rimandare la maternità.
Dopo qualche giorno, una volta passata l’attenzione sulla campagna e licenziato il responsabile comunicazione del Ministero, è importante fare chiarezza sul tema, dando valore al messaggio reale di questa campagna per il bene di tutti i cittadini, soprattutto i più giovani.

Cos’è davvero il “fertility day”?

Il Fertility Day è la Giornata Nazionale di informazione sui temi della fertilità e sui fattori che possono metterla a rischio. L’iniziativa pone il tema al centro delle politiche sanitarie ed educative del Paese, consapevoli del fatto che la salute riproduttiva è alla base del benessere psico-fisico di tutti noi, soprattutto in un Paese afflitto da tempo dal fenomeno della denatalità (485.780 nati nel 2015, il numero più basso dall’Unità d’Italia, secondo il Censis) - http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121072. 
Il primo passo verso una maggiore consapevolezza di sé infatti è l’informazione, per operare delle scelte libere, soprattutto quando parliamo di salute. E’ interessante quindi passare in rassegna alcuni dei fattori di rischio che portano alla tanto discussa infertilità. 

Il rischio di infertilità aumenta con l’età

Allo stato attuale, procrastinare eccessivamente il concepimento sembra essere la causa principale del suo stesso fallimento. Questo perché, ricordiamo, il maggior fattore di rischio di infertilità è ad oggi l'età materna: il picco della fertilità femminile si ha fra i 20 e i 30 anni, e va diminuendo via via, soprattutto oltrepassati i 35 (non dimentichiamo però che l'infertilità di coppia nella metà dei casi dipende dall'uomo). In questo caso quindi, parliamo di infertilità da esaurimento del patrimonio di celle uovo nella donna, o da alterazioni della funzionalità o produzione di spermatozoi nell'uomo.

L’endometriosi: una malattia spesso silenziosa

La salute riproduttiva si scontra anche con un altro grave problema: quello dell’endometriosi.
Si tratta di una malattia cronica che colpisce il 10-15% di tutta la popolazione femminile ed è originata dalla presenza di un tipo di tessuto che normalmente riveste la parete interna dell'utero (detto endometrio), in altri organi come
 ovaie, tube, vagina, intestino. Ogni mese, sotto l'effetto degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto che si trova in altre sedi va incontro a sanguinamento, proprio come accade a quello in utero. Tale sanguinamento dà luogo alla formazione di infiammazione cronica, cicatrici e aderenze. Il 30-40% dei casi di infertilità è dovuto infatti a questa malattia a volte silenziosa (le aderenze ostruiscono parte delle tube, impedendo allo spermatozoo di raggiungere la cellula uovo o ancor peggio all'embrione di raggiungere l'utero).

I fattori “esterni” che alterano la fertilità

Non dimentichiamo però che esistono una serie di fattori esterni che alterano la fertilità in modo più o meno permanente.
Ad esempio, l'utilizzo smodato di anticoncezionali esclusivamente finalizzati al controllo delle nascite, in un ambiente di scarsa informazione come quello attuale, "giustifica" spesso l'astensione dal rapporto protetto, fondamentale per la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili che, in caso di cure inadeguate, portano a danni a carico degli organi sessuali. Stiamo assistendo infatti, tra i giovani, ad un importante incremento di malattie come Gonorrea, Sifilide e Clamidia, che erano praticamente scomparse ma che recano danni oggi, tanto quanto decenni fa.
Ma la carrellata di fattori di rischio rilevanti è tutt'altro che terminata: errate abitudini alimentari e variazioni del peso corporeo, ambiente e stili di vita, condizionano silenziosamente la nostra fertilità. Il 13% dei casi di infertilità è aggravata dagli effetti del fumo, sia per quella maschile che femminile, portando conseguenze anche all'atteso nascituro, come afferma il Ministero stesso nelle sue "Infografiche". http://www.fertilityday2016.it/infografiche/

Una scelta consapevole si basa sull’informazione

Ecco perché l'azione di informazione e sensibilizzazione va rivolta innanzitutto ai giovani, per aumentare la consapevolezza dei rischi ai quali si espongono, che oggi vedono come lontani, ma con i quali si confronteranno un domani quando vorranno figli. Bisogna spiegare loro che il patrimonio riproduttivo non è infinito né invulnerabile, ma spesso dipendente da fattori che possono essere evitati o contenuti. 
Ogni vita va accolta e valorizzata, così come ogni figlio deve nascere desiderato; allo stesso tempo, il compito dei medici e dei media non è quello di trasformarsi in talebani della vita o fanatici dei dati demografici. Le scelte e le convinzioni individuali devono essere rispettate, ma è un dovere ricordare che le leggi della biologia non sono cambiate e scegliere di avere un bambino in età avanzata pone qualche sfida in più sul versante del benessere materno e fetale. Infatti alcune condizioni come l'ipertensione, il diabete, il parto prematuro e malattie genetiche, sono nettamente più frequenti: si pensi al rischio di Sindrome di Down che in una donna di 40 anni è di 1/50, contro una donna di 25 con un rischio di 1/1400. 

Le politiche sociali ed economiche devono favorire la natalità

Ma è davvero una scelta, il desiderio di un figlio con "maturità", o le gravidanze tardive sono solo un effetto collaterale dei tempi che corrono?
Spesso si confonde il tema della natalità con quello della fertilità. Da una parte ci sono le questioni che riguardano le politiche per la natalità, mentre dall'altra c'è la fertilità che riguarda la salute delle persone.
L’età materna alla prima gravidanza quindi è decisamente salita per ragioni di carattere sociale ed economico, che non devono essere sottaciute, ma anzi restano un elemento fondamentale di cui tener conto anche da un punto di vista antropologico. Pensiamo ad esempio al livello elevato di istruzione femminile che si è raggiunto negli ultimi decenni e alla carriera alla quale queste donne aspirano. Il fenomeno porta ad allungare i tempi di formazione e accorcia quelli da dedicare alla famiglia. Se quindi non c'è un'informazione sufficiente o ci si informa tardivamente, all'insorgere di problemi di fertilità si avrà a disposizione una finestra di tempo più piccola per intervenire sulle sue cause.
I nodi da districare per una natalità in grado di rispondere alle esigenze della società sono quindi diversi: la carenza di lavoro, la precarietà dei contratti, le dimissioni in bianco che le lavoratrici in gravidanza sono costrette a firmare, la mancanza di politiche di sostegno alla famiglia, l'assenza di posti negli asili nido, e non ultimo, il fatto che l’innalzamento dell’età pensionabile impedisce ai nonni di prendersi cura dei propri nipoti.
Al di là del terrorismo mediatico, ciò che resta fondamentale è il messaggio di salute che sta a cuore al Ministero: attraverso una più consapevole informazione, il sostegno alle coppie sterili e progetti di prevenzione e screening gratuiti ai giovani tra i 18 e i 25 anni nei laboratori aderenti.
Dunque, per alcuni la maternità tardiva è una scelta, per la maggior parte invece sembra essere una necessità, senza dimenticare che ogni coppia, ogni famiglia, nel quotidiano sa essere feconda: nelle relazioni, nell'amore, nel rispetto.
Marika Ferraiuolo

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